
Dalla fine della campagna elettorale ad oggi non c’è stato un solo giorno che non abbia incontrato tanti amici e simpatizzanti del nascituro partito del Popolo della Libertà. Incontri nei quali emerge forte e chiara la volontà di rappresentare in pieno ed al meglio questo nuovo corso della vita politica italiana. Sembra quasi che l’appellativo giornalistico di “seconda Repubblica” si addica più ora a questo momento storico che alla fase che fino ad ieri è intercorsa dall’avvio di “mani pulite”. C’è la sensazione forte in vasti e diffusi ambiti della vita sociale ed economica della nostra Patria che qualcosa d’importante sia partito e che soprattutto nessuno abbia l’intenzione o la possibilità di bloccarlo. In questi quindici anni la politica si è esercitata in miriadi di diagnosi sui mali dell’Italia, in tanti esercizi intellettuali, più o meno nobili, più o meno affascinanti ma certo accomunati, tutti, provenienti da Destra o da Sinistra, dalla tanto temibile, quanto italica applicazione della terapia inefficace. Allargare le braccia, prendersela con il sistema ineluttabilmente legato a burocrazia e pantano amministrativo hanno fornito i tratti del pensiero dell’italiano medio, intento comunque a produrre, fare, a volte galleggiare, convinto che la miglior politica per le nostre latitudini sia sempre la non politica. In questa percezione collettiva e diffusa, sono passati inosservati anche i migliori tentativi di invertire la rotta, di applicare riforme efficaci, di rilanciare competitività. C’era sempre un alone d’incredulità, misto a pessimismo che appannava il profilo di qualsivoglia mini o maxi riforma. Il “no” ed il “contro” hanno rappresentato, comunque, il fronte più numeroso, più popolare. Tutto questo, oggi, è in frantumi. C’è effervescenza positiva e propositiva, in un clima nuovo che non solo le elezioni hanno favorito, ma certo anche l’atteggiamento dei due principali schieramenti. E’ la tensione dell’”ultima chiamata”, che i cittadini assegnano alla politica per tradurre, qui e subito, in atti concreti le risposte ai bisogni che oggi sono certo più radicali di quindi anni fa. Ma la novità vera e più importante che ho rilevato è la voglia di raggiungere traguardi ambiziosi ed importanti passa attraverso il forte desiderio di tanti cittadini di guardare alla politica e al partito, con rinnovato entusiasmo, come mediatore di bisogni, come costruttore di proposte. Mi pare che l’adagio che in questi anni sociologi, politici e giornalisti hanno utilizzato di separare la società “civile” dalla politica sia divenuto inutilizzabile. Il futuro del PdL, e della nostra Patria, credo stia proprio qua. Se saprà includere saremo già a metà dell’opera.